Un balletto infantile o una porta aperta con enfasi non trasformano un appartamento mediocre, o semplicemente brutto, in una meraviglia. E non aggiungono nulla neppure a una casa bellissima, che non ha bisogno di questo tipo di messa in scena per imporsi. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: una comunicazione mediocre che scivola nella scena comica. E quella scena non è neutra. Danneggia l’immobile, sia quando è modesto e avrebbe bisogno di essere raccontato con intelligenza, sia quando è di pregio e meriterebbe sobrietà, misura e rispetto. E danneggia anche l’immagine di chi dovrebbe trattarlo da professionista, non da comparsa in cerca di attenzione.

Il repertorio ormai è noto: scenette “divertenti”, battutine, battutacce, agenti immobiliari piazzati al centro del video come se fossero loro il vero immobile in vendita, gesti teatrali, porte spalancate con enfasi sacrale, mani che accompagnano l’ingresso in cucina o in salotto come se si stesse rivelando per la prima volta al pubblico il Cristo Velato. Il tutto per mostrare, spesso, case anni Settanta malmesse, appartamenti da ristrutturare, ambienti normalissimi caricati di una solennità del tutto sproporzionata.

Il punto è semplice: siete arrivati molto tardi. In colpevole ritardo, di anni, rispetto ai balletti sciocchi dei Gianluca Vacchi della situazione, che almeno fanno spettacolo sapendo di fare spettacolo. E soprattutto state storpiando ciò che programmi come Casa a Prima Vista fanno in televisione, dove l’intrattenimento è dichiarato e il personaggio è parte del format. Lì la casa è solo un pretesto narrativo. Ma appunto, lì siamo dentro un prodotto televisivo, lontano anni luce dal ruolo di consulente immobiliare.

Il problema nasce quando quel linguaggio viene trasferito, male, nel lavoro reale, nella comunicazione di agenzia, nel rapporto con clienti reali. Perché a quel punto l’immobile del cliente diventa un pretesto per mettersi in mostra. Non uno strumento da valorizzare con intelligenza, ma un fondale. Se sei un proprietario che ha affidato la propria casa a un consulente che comunica in questo modo, considera una cosa molto semplice: non è lui che sta dando visibilità al tuo immobile, è il tuo immobile che sta dando visibilità a lui.

Ed è qui che il marketing finisce e comincia la caricatura. Perché il marketing vero non chiede all’agente di fare l’attore, il comico o il protagonista assoluto del video. Chiede di saper leggere l’immobile, comprenderne il target, raccontarne i punti di forza, costruire una comunicazione coerente, credibile, utile. Chiede di attirare attenzione senza perdere autorevolezza e professionalità.

Molti, invece, pensano che basti alzare il tono, allargare i gesti, riempire il video di facce, battute e pose per fare branding. Ma quando manca la sostanza, il risultato non è memorabile: è solo imbarazzante. E più l’agente occupa la scena, più la casa arretra, più il proprietario viene danneggiato.

Dentro una casa ci sono soldi, scelte, ricordi, separazioni, eredità, ripartenze. C’è la fiducia di chi affida un bene importante a un professionista. E quella fiducia richiede misura, linguaggio, rispetto.

Essere moderni non significa ridicolizzarsi. Si può comunicare bene anche sui social, si può essere efficaci, rapidi, riconoscibili, perfino brillanti, senza trasformare ogni visita in una recita. Un immobile si valorizza in un altro modo.

Per questo è il caso di dirlo con chiarezza: l’immobiliare non è un varietà e non è una succursale dell’intrattenimento televisivo. Chi vuole fare spettacolo faccia spettacolo. Chi vuole fare questo mestiere ricordi che al centro devono restare l’immobile, il servizio e la qualità con cui quel bene viene rappresentato.

Perché una casa, anche quando non è perfetta, non ha bisogno di effetti speciali. Ha bisogno di essere capita, raccontata bene e trattata con rispetto.

Alessio Sarra